Oggi si parla tanto e ci si ascolta poco. Ci si urla addosso, ci si accapiglia, si ribatte, si alza la voce. E’ così la scena politica, lo spettacolo, la televisione, spesso il lavoro. Questo avviene in un mondo di grandi (nel senso anagrafico), in una società come quella italiana dove gli spazi, fisici e creativi, dei giovani sono ristretti, schiacciati, asfittici. Spiragli da scovare con molta fortuna e ancor più determinazione, e poi difendere con le unghie e con i denti.
Ricordo come una delle cose più brutte dell’adolescenza il sentirmi ripetere, tanto spesso: “Cosa ne vuoi sapere tu? Sei una bambina ancora…” Se in parte era vero, supponevo che crescendo, allora, avrei a buon diritto espresso opinioni che sarebbero state ascoltate, accolte, ripensate. Prima o poi sarebbe, per forza, venuto il momento in cui sarei stata “abbastanza grande per parlare”.
Be’, ho 27 anni e ancora faccio tanta fatica a sentirmi ascoltata nel senso pieno del termine. Poche le persone, pochissime le situazioni (intendo quelle esterne, ovviamente, alla mia schiera affettiva) in cui percepisco di essere presa in seria considerazione per un qualsiasi confronto, scambio, opportunità. E’ perché sono giovane? Benissimo, a maggior ragione ho bisogno degli altri per imparare. E’ perché non alzo la voce? Non dovrebbe essere necessario, mai.
Essere giovani oggi vuol dire anche doversi guadagnare uno spazio di voce e di ascolto.
Per questo amiamo il web, Facebook, i social network: ci accolgono senza farci domande, offrendoci orizzonti illimitati di comunicazione. Possiamo essere veri, insicuri, fallaci quanto ci pare e piace, e dire tutto quello che ci passa per la testa. Il web è un’enorme piazza in cui tutti hanno la stessa voce, indipendentemente dal cognome, dalla faccia e dal conto in banca. I nostri spazi li troviamo qui. I giovani sono qui, nel web.
Mentre fuori, spesso, parlano di noi senza avere idea, senza sapere come siamo, cosa vogliamo, in cosa crediamo. E se proviamo a ribattere, a bassa voce – perché poco spazio vuol dire poca voce – puntano il dito. Possono zittirci sempre e comunque.
Se non convertiamo i grandi al web, e loro non tornano a darci spazio, finiremo per non ascoltarci più. Oppure per continuare a parlarci addosso. Loro, ad alta voce.
Elena
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